Posted by on 5 Settembre 2019

City Hunter: Private Eyes – L’anime al cinema.

Da piccola ho amato davvero tanto l’anime di City Hunter.

L’idea di un investigatore privato/giustiziere che protegge le donne perché fondamentalmente le ama tutte mi ha sempre fatto tenerezza. Senza contare che Hunter/Ryo è veramente affascinante! Fatico a chiamarlo Ryo, per me sarà sempre Hunter.

“Intrepido…affronta ogni avversità. Non teme mai il pericolo e i suoi guai. E’ un duro ma è dolce come il miele con le donne…”

Ecco perché ieri sera sono andata al cinema a vedere City Hunter: Private Eyes, il film realizzato per celebrare i 30 anni dalla messa in onda dell’anime.

Sarebbe stato meglio se fossi rimasta a casa.

Non mi aspettavo certo un capolavoro, anzi, ero partita con aspettative piuttosto basse, che però sono state lo stesso demolite.

La trama è di una  banalità sconcertante, con l’aggravante che è stato inserito uno scenario apocalittico per un complotto internazionale che minaccia una guerra. Ryo viene ingaggiato per proteggere una modella, ma il lavoro si complica quando entra in scena un 26enne convinto della supremazia della tecnologia nel mondo odierno.

Chiaramente si tratta di un film fatto appositamente per i fan, e va bene, ma perché esagerare così?

Scene alla Rambo o degne dei peggiori film d’azione, con un caos che mi ha fatto scoppiare la testa. L’animazione non sarebbe troppo male, fino a che non spuntano i droni, a mio avviso qualcosa di inguardabile.

Ma la cosa peggiore di City Hunter: Private Eyes sono i dialoghi. Non so se ci sono stati dei tagli, perché sembra proprio che manchino dei pezzi. Un esempio? Questo scambio di battute, che riduco al minimo per non spoilerare:

“Sai, da allora sono molto cambiato. Anche tu mi sembri cambiata.”

“Io non credo di essere cambiata così tanto.”

“Sono cambiate molte cose.”

Ma seriamente? Un discorso fra premi Nobel, non c’è che dire. E questo è solo un esempio, ma vi assicuro che questi novanta minuti di City Hunter: Private Eyes sono pieni di dialoghi che, in concreto, non dicono niente.

Penso che tutti abbiamo sempre trovato divertente l’aspetto del maniaco in Ryo. Quelle scene dei suoi occhi a cuore alla sola vista di un reggiseno o le scene in cui Kaori lo lega e lo fa dormire fuori dalla finestra a testa in giù sono sempre state squisite. Ma lo erano perché punteggiavano le varie puntate dell’anime.

Messe in gran numero e in sequenza diretta, invece, non mi hanno fatto mai ridere. Anzi, hanno reso il personaggio di Ryo piuttosto patetico, impressione che a mio avviso non viene cancellata dalle scene in cui impugna la sua Magnum.

E, dulcis in fundo, un villain a dir poco deprimente. Il solito tipo che da piccolo è stato maltrattato e che quindi vuole scatenare una guerra ovunque, solo per far vedere di poterlo fare. Motivazioni poco credibili e cattiveria praticamente assente.

Evito qualsiasi commento su un certo trio compatto, tre sorelle che hanno fatto un patto, la cui presenza, benché annunciata, è totalmente insignificante.

In conclusione, quindi, il mio consiglio è di risparmiare i soldi ed evitare di sprecare una serata con City Hunter: Private Eyes.

Bye bye!

 

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